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Città e Siti Unesco

Il tartufo patrimonio dell’Unesco

29 Ottobre 2018

La firma è quella di Alessandra Zambonelli, docente al Dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari dell’università di Bologna. Ha avanzato la richiesta ufficiale all’Unesco affinché riconosca il tartufo come proprio patrimonio. Spiega: «Sì, è un patrimonio naturale da salvaguardare, l’unico prodotto dei campi che rimane non coltivabile». In attesa di una risposta è partita la nuova stagione (si conclude generalmente a fine anno). «Il clima caldo-umido degli scorsi mesi», dice Luigi Dattilo, fondatore di Appennino Food Group, 46 dipendenti, tra le prime tre imprese in Italia nella lavorazione e commercializzazione del tubero, «ha permesso al tartufo di raggiungere un livello di maturazione interessante, sarà un’annata abbondante». Qual è la quotazione attuale del prezioso prodotto? «Attorno ai 3-4 mila euro al chilo a seconda delle dimensioni». A sostenere la candidatura Unesco vi sono anche i cinesi poiché il tartufo è il secondo bene di lusso più richiesto e dall’Italia lo spediscono via aereo. Adesso, col web, si organizzano anche aste mondiali per i pezzi più consistenti. «Il tartufo è un tesoro sotterraneo», aggiunge Giorgia Pizzighini Benelli, che dirige Galleria Cavour, a Bologna, che ha ospitato il lancio della candidatura Unesco. «Solo alcuni territori in Italia hanno la vocazione a questo fungo che vive in simbiosi con le radici di alcune piante, se l’equilibrio del terreno è perfetto». La documentazione è partita alla volta di Parigi. Il tartufo potrebbe diventare il 54esimo patrimonio Unesco in Italia.