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I Luoghi Unesco d’Italia | I Monti pallidi. La lunga storia delle Dolomiti trentine, patrimonio dell’Umanità

15 Luglio 2021

Newsletter a cura del WTE

Prima che fosse coniato il nome Dolomiti, in omaggio allo studioso francese Déodat de Dolomieu, che per primo ne studiò l’omonima roccia, queste splendide montagne erano chiamate Monti pallidi, per via della pietra chiara e lucente, che le contraddistingue rispetto ad altri sistemi alpini limitrofi.

Dal 2009 le Dolomiti sono patrimonio dll’Umanità Unesco grazie alla loro eccezionale storia, che ne fa uno dei luoghi più interessanti per conoscere l’evoluzione del nostro pianeta, e all’estetica del paesaggio, che le rende una delle tappe più apprezzate dai turisti di tutto il mondo.

Delle nove catene montuose che fanno parte del sito seriale Unesco delle Dolomiti, quattro sono in  Trentino Alto Adige. Parliamo delle Dolomiti di Brenta, del Latemar-Catinaccio, della “Regina delle Dolomiti”, la Marmolada, e delle Pale di San Martino.
I Monti pallidi, come abbiamo detto, si caratterizzano, proprio in conseguenza della loro particolare composizione chimica (carbonato doppio di calcio e magnesio), per il loro candore e l’elevata capacità di riflettere la luce. Così, al tramonto e all’alba, è frequente assistere al fenomeno della enrosadira, ovvero le vette che si colorano nelle diverse sfumature del rosa. 

 

Una suggestiva leggenda che si racconta da tempo immemore nelle valli di Fiemme e di Fassa, ai piedi dei gruppi montuosi del Latemar e del Catinaccio, ci svela che l’enrosadira si deve a Laurino, re dei Nani e a un suo maleficio. Innamoratosi della bellissima principessa Similide, infatti,  il re Laurino la rapì e la portò con sé nel suo regno, sul Catinaccio, ricoprendo, con un incantesimo, la montagna di magnifiche rose colorate. Da qui, il nome tedesco del massiccio, Rosengarten, cioè il giardino delle rose. Presto, però, il padre di Similide arrivò con il suo esercito per liberare la figlia e Laurino, arrabbiato perché le rose stesse ne avevano svelato la presenza, lanciò un maleficio per trasformare i fiori in pietre del pallido colore della luna. Nessuno avrebbe più dovuto vederle né di giorno né di notte. Ma il re dimenticò l’alba e il tramonto, ed è, quindi, proprio in quei momenti, tra il giorno e la notte, che il regno di Laurino torna visibile in tutta la sua bellezza.

In realtà, l’aspetto attuale dei Monti Pallidi è il risultato di un altrettanto affascinante storia geologica lunga ben 280 milioni di anni. A quel tempo, le Dolomiti non erano ancora montagne, ma una pianura alluvionale che affacciava su un mare tropicale, nel quale via via cominciò a sprofondare sempre più. A ogni abbassamento un gran numero di microorganismi costruttori che abitava quel mare dava inizio alla massiccia costruzione di scogliere per contrastare lo sprofondamento del fondo marino. Finché, 65 milioni di anni fa, le Dolomiti emersero definitivamente dal mare in conseguenza del progressivo avvicinamento del continente africano a quello europeo. La grande glaciazione del Quaternario ne modificò la morfologia e, una volta ritiratisi i ghiacciai, cominciarono a installarvisi i primi insediamenti umani.

Per scoprire tutta la ricchezza che ha fatto delle Dolomiti uno dei siti naturali italiani Unesco, e conoscerne l’ampia offerta turistica, ricordiamo che il Trentino sarà presente al World Tourism Event for World Heritage Sites, a Padova dal 23 al 25 settembre 2021, ore 10,00 – 18,00, ingresso libero.
Qui tutte le info per partecipare e per esporre: www.wtevent.it