La Città Metropolitana di Napoli ancora presente al WTE Unesco

16 Luglio 2020

Ci spiega perché la Consigliera Delegata Unesco, Avvocato Elena Coccia.

La Città Metropolitana di Napoli sarà, anche quest’anno, tra i protagonisti del WTE Unesco, Salone Mondiale dei Siti e Città Unesco, in calendario a Roma – nell’hub culturale WeGill, a Trastevere – dal 24 al 26 settembre. Insieme a tutto il suo staff, sarà presente all’appuntamento la Consigliera Delegata alla cura del patrimonio culturale e alla rete dei Siti Unesco della Città Metropolitana, l’Avvocato Elena Coccia, che da anni si spende in prima persona per la valorizzazione e promozione del patrimonio Unesco di Napoli e degli altri comuni limitrofi.

All’ Avvocato Elena Coccia chiediamo che cosa significa per la città metropolitana essere patrimonio dell’Umanità? Quali vantaggi e responsabilità dal punto di vista turistico?

 Napoli, insieme con tutto il territorio della Città Metropolitana, è indubbiamente una città straordinaria, sotto molti aspetti, e proprio questa sua eccezionalità, in termini di ricchezza del patrimonio culturale materiale e intangibile, e in termini di vivacità del suo tessuto civile e sociale, è alla base del suo riconoscimento come “patrimonio dell’umanità”. D’altra parte, sarebbe anche opportuno chiedere cosa fa Unesco per la città di Napoli, domanda che potrebbero peraltro porre numerosi Comuni. Il patrimonio culturale presente a Napoli, sotto forma non solo di monumenti, chiese, palazzi, ma anche di culture, saperi, persone, richiede una enorme cura, spesso quasi esclusivamente a carico dei Comuni, che in tutti questi anni, tuttavia, hanno subito quasi solo tagli ai finanziamenti. Un’istituzione internazionale come l’Unesco dovrebbe poter intervenire sulle politiche culturali e chiedere che i siti riconosciuti siano dotati delle opportune risorse.

Quali azioni, in particolare, avete messo in campo per valorizzare il brand Unesco a fini turistici e quali, eventualmente, prevedete per il futuro? E con quali obiettivi?

Si è posta in essere una grande quantità di azioni. Distinguiamo tra il pre-Covid  e il post-Covid. Se pensiamo alla fase pre-Covid, pensiamo alle misure essenziali per rendere vivibile la città, intesa sempre come città metropolitana, dunque, nel caso di Napoli, come insieme di 92 comuni. A questo proposito, ad esempio, si sono messe in campo  azioni per fare in modo che gli abitanti non venissero espulsi dai centri storici; limitazioni al cambio di destinazione d’uso di immobili di valore storico e culturale; la tutela delle botteghe storiche; i servizi di prossimità, anche contrastando il fatto che grandi centri commerciali possano appropriarsi di grandi spazi socialmente fruibili o addirittura di edifici di pregio o utilizzabili a scopo sociale e culturale; e, ovviamente, è stata adottata una strategia complessiva basata sull’individuazione e la definizione di itinerari culturali per “curare” e “rammagliare” il territorio, proprio a partire dalla cultura e dal patrimonio culturale. Quanto, invece, alla situazione post-Covid, proprio a partire, prima amministrazione locale in Italia, da una Strategia e da un Manifesto per gli itinerari culturali in spazi aperti («La Cultura come Cura, la Cura come Cultura»), ci siamo attivati per il sostegno e la promozione di luoghi della cultura e di itinerari culturali all’aperto, fruibili in condizioni di sicurezza, in base ai protocolli in vigore.

La città metropolitana di Napoli è presente al WTE Unesco fin dalle sue prime edizioni. Che cosa, a suo avviso, contraddistingue il Salone?

Il Salone del WTE UNESCO si contraddistingue soprattutto per la propria specificità, che non è quella di proporre la “vendita” di pacchetti turistici, bensì quella di mostrare e rappresentare le realtà culturali del Paese e di offrire occasioni e opportunità di dibattito e di confronto. Peraltro, se tale caratteristica dovesse venire meno, come è stato paventato nell’ultima edizione del Salone, con l’ipotesi che altri enti o altre Regioni possano tentare di mettere gli altri siti “in secondo piano”, il Salone ovviamente ne risulterebbe assolutamente danneggiato, venendo a smarrire proprio quella sua caratteristica specificità.

Consiglierebbe a una città o sito Unesco o che sia nella tentative list Unesco di partecipare?

Certamente!

Ci anticipa qualche novità della vostra presenza al WTE Unesco 2020?

Non vogliamo anticipare molto, per il momento, né tantomeno togliere ai visitatori e alle visitatrici la possibilità di scoprire sul posto le novità e le particolarità che caratterizzeranno la partecipazione dei siti, e quindi anche della Città Metropolitana di Napoli, all’edizione di quest’anno. Possiamo anticipare la notizia che presenteremo il lavoro svolto, nel corso dell’ultimo anno e, in particolare, negli ultimi mesi, da un Gruppo di Lavoro inter-disciplinare della Città Metropolitana, con esperti, ricercatori, operatori del settore della cura e della promozione delle risorse culturali e del patrimonio culturale, sul tema proprio degli «Itinerari Culturali in Spazi Aperti», che riteniamo strategico per il nostro territorio e che pensiamo possa essere una traccia di grande rilievo per tutte le città e le città metropolitane del nostro Paese, e non solo.